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EUROPA - L’Euro

L’euro è la moneta adottata attualmente da sedici (dei 27) paesi membri dell’Unione Europea. Questi 16 paesi, infatti, aderiscono anche all’UEM, ovvero alla Unione Economica e Monetaria. Questi stati, che hanno la stessa valuta, vengono identificati come la “Eurozona”, che coinvolge 320 milioni di persone. Sono quindi 11 i paesi membri che non hanno adottato l’Euro, ovvero: la Danimarca e il Regno Unito, che beneficiano di una clausola che garantisce di mantenere inalterata la propria moneta; la Svezia, che dovrebbe adottare l’euro dopo il gennaio 2010. Nei paesi rimanenti (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria) vi sono difficoltà economiche che non consentono ancora di adeguarsi ai parametri di Maastricht. Il primo stato a soddisfare tali criteri è stato, nel 2004, la Slovenia, che ha adottato l’euro poi nel 2007; i successivi sono stati Cipro e Malta, nel 2008, mentre la Slovacchia dovrebbe iniziare a far circolare l’euro nel 2009. La curiosità: paesi che non sono ancora membri dell’UE, come Andorra, il Montenegro e la regione indipendentista serba del Kosovo hanno già adottato l’euro.

SME e UEM

L’impiego dell’euro da parte della popolazione italiana è stato piuttosto complesso, comportando una fase di caos, di variazione e modificazione (anche radicale) dei prezzi e suscitando numerose polemiche. Eppure la scelta di usare una moneta unica all’interno dei paesi membri dell’UE ha sempre avuto un unico obiettivo: la stabilità monetaria (evitare aumenti improvvisi dei prezzi e variazioni nei tassi di cambio tra le monete dei paesi europei ). Le fasi che hanno portato allo stato attuale partono da lontano, e più precisamente dal marzo del 1979, quando venne istituito lo SME, il Sistema Monetario Europeo: tale Sistema prevedeva la creazione di una moneta riferimento, l’Ecu, che costituiva una sorta di ‘paniere’ di tutte le valute dei vari stati della allora Comunità europea. Con l’avvio dello SME, inoltre, i paesi membri della Comunità Europea decidono di ridurre al 2,25% i margini di oscillazione fra le valute europee. Nel contempo, ogni membro doveva trasferire il 20% delle sue riserve economiche (in valuta e oro) in un fondo comune, ottenendo una forma di credito comune.

Lo SME ebbe una fase di crisi nel ‘92, quando, a seguito della riunificazione della Germania dopo la caduta del muro di Berlino, si intensificano le pressioni valutarie. La lira italiana e la sterlina inglese non fanno più parte dello SME. Ecco quindi che, a causa anche dell’ampliamento dei margini di oscillazione (fino al 15%) nel 1993, l’idea di una moneta unica all’interno dell’UE già paventata in quegli anni, si fa sempre più forte e ci si indirizza verso la creazione di un mercato unico europeo.

Per giungere all’Unione Economica e Monetaria (UEM) sono state necessarie tre fasi, che si sono sviluppate in oltre dieci anni di attività.
1° luglio 1990: il primo passo si manifesta con la libertà di circolazione dei capitali tra i paesi membri, affiancato allo stanziamento di ulteriori risorse per ridurre gli squilibri tra le diverse regioni europee. Inoltre si punta a favorire la convergenza economica (ossia il raggiungimento di un livello comune di sviluppo dei paesi membri) con controlli sulle politiche degli stati aderenti.
2° gennaio 1994: viene creato l’IME, l’Istituto Monetario Europeo, presieduto dai governatori delle banche centrali dei singoli paesi aderenti (anche se le singole banche rimangono indipendenti). In questa fase si introducono norme per ridurre il deficit nei bilanci dei vari paesi.
3° gennaio 1999: nasce ufficialmente l’Euro, moneta comune. Bisogna tuttavia attendere il 1° gennaio 2002 perché le banconote siano messe in circolazione nei 12 paesi dell’area dell’euro. Dal 1 gennaio 2009, sono 16 i paesi che adottano l’euro: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Grecia, Slovenia, Cipro, Malta e Slovacchia.

Chi può adottare l’euro: i criteri di convergenza

Sono ancora numerosi i paesi che, pur essendo entrati nell’UE, non hanno ancora adottato l’euro. A parte i rarissimi casi di Danimarca e Regno Unito, che possono mantenere la propria moneta, gli altri stati non hanno ancora potuto adeguarsi in quanto non sono in grado di rispettare tutti i criteri imposti dall’Unione. Si tratta dei così detti “criteri di convergenza”, identificati a Maastricht nell’articolo 121. Consistono in:
1. stabilità dei prezzi: inflazione non superiore all'1,5% della media dei tre stati membri con l’inflazione più bassa. Dice il trattato: “Il raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi [...] risulterà da un tasso d’inflazione prossimo a quello dei tre Stati membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi”;
2. tassi di interesse: non possono variare più del 2% “i livelli dei tassi di interesse a lungo termine [...]che riflettano la stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro”;
3. la finanza pubblica: “La sostenibilità della situazione della finanza pubblica [...] risulterà dal conseguimento di una situazione di bilancio pubblico non caratterizzata da un disavanzo eccessivo [...]”: per raggiungere tale obiettivo vengono presi in esame due parametri, ovvero il disavanzo (deve essere inferiore al 3% di PIL) e il debito pubblico (non superiore al 60% del PIL);
4. stabilità dei cambi: “il rispetto dei margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo per almeno 2 anni, senza svalutazione nei confronti della moneta di qualsiasi altro Stato membro”.

Euro: nome e simbolo

La moneta che oggi rappresenta l’Unione Europea è l’euro. Ma come è nato il suo nome e da dove deriva il simbolo che lo identifica? Quando l’UE pensò a come chiamare la nuova moneta unica, il riferimento più semplice fu quello a un nome semplice, riconoscibile e immediatamente riconducibile all’Europa. Euro è infatti un abbinamento tra le prime lettere di “Europa” e Ecu, la moneta di riferimento nello SME.

Per quanto riguarda il simbolo che avrebbe indicato la moneta unica, dopo una campagna informativa promossa dalla Commissione, furono una trentina i bozzetti pervenuti. La Commissione ne scelse 10 e li sottopose al parere popolare, che aveva ristretto a due le ipotesi. Essa optò per quello che tutti ora conosciamo e che richiama alla lettera greca Epsilon (e), ovvero fa riferimento alla culla dell’Europa (ovvero alle sue origini) che comunque ha in sé la “E” stilizzata. Le due linee parallele sarebbero invece un forte richiamo alla stabilità della economia a cui aspira. Forse non tutti sanno che ad inventare il simbolo dell’Euro è stato il disegnatore tedesco Arthur Eisenmenger, l’ex capo disegnatore grafico per la Comunità Europea. Fra creazioni che si devono a lui, oltre al simbolo dell’euro, vi sono la Bandiera Europea e il Marchio CE.