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EUROPA - Come si entra in Europa

Se nel 1951 i paesi fondatori della CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, furono sei, ovvero Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, nel corso degli anni si è sentita sempre più l’esigenza di dare vita a una realtà solida e comunitaria non solo in tema di economia e industria, bensì in tutti gli ambiti della vita quotidiana dei cittadini. In neppure sessant’anni sono quindi stati compiuti veri passi da gigante in Europa, tanto che attualmente sono 27 i paesi membri della Unione Europea, senza contare gli stati che hanno già fatto richiesta di poter entrarne a fare parte. E in effetti l’UE è aperta a ogni paese europeo, per proseguire in una politica di integrazione, vicinanza e sostegno reciproco (anche in materia di sicurezza e giustizia) tra stati ma anche tra i cittadini che circolano liberamente senza confini o barriere.
Tuttavia l’Unione Europea chiede a chi fa domanda d’ingresso che si rispettino alcuni criteri democratici, politici ed economici considerati fondamentali. Non a caso, quando nel dicembre 2002 il Consiglio Europeo di Copenaghen decise di accettare la richiesta di adesione di ulteriori 10 paesi nell’UE dal maggio 2004, tale scelta non rappresentò semplicemente l’allargamento geografico e territoriale dell’Europa unita. Il suo valore andava rintracciato, infatti, anche nella fine dei limiti che, dalla seconda guerra mondiale, si erano venuti a creare con il blocco comunista. La volontà di aprire le porte a paesi come la Repubblica Ceca, l’Estonia, Cipro, la Lettonia, la Lituania, l’Ungheria, Malta, la Polonia, la Slovenia e la Slovacchia, che hanno sempre dimostrato una forte appartenenza europea dal punto di vista storico, culturale e ideologico, ha significato, dunque, avere uno sguardo lungimirante sulle prospettive future e sui rapporti tra paesi spesso rimasti distanti tra loro.

L’accettazione di un paese nella UE nasce da un trattato di adesione, che deve vedere concordi all’unanimità gli altri stati membri, oltre a rispettare obbligatoriamente 3 criteri. I paesi che desiderano entrare nell’Unione Europea devono infatti dimostrare di avere:
1. Istituzioni stabili: per garantire la democrazia, lo stato di diritto, la tutela dei diritti umani e delle minoranze.
2. Economia solida: con la capacità di resistere alla concorrenza e alle forze di mercato nell’UE.
3. Amministrazione interna adeguata: per contribuire a rafforzare l’Unione Europea, ogni paese deve avere una amministrazione interna in grado di rispettare gli obblighi imposti dalla UE, tra cui l’applicazione delle normative comunitarie.

Nel contempo, per ogni nuovo richiedente l’Unione Europea deve valutare l’impatto che tale paese avrà all’interno del sistema europeo, affinché non vi siano difficoltà e le istituzioni siano in grado di funzionare al meglio a seguito di tale mutamento. Attualmente sono in attesa di entrare nell’UE diversi paesi, alcuni dei quali da tempo hanno presentato richiesta: si tratta della Turchia, della Croazia e della ex Repubblica Iugoslavia di Macedonia. Altri potenziali interessati (ma ancora piuttosto indietro nelle trattative) sono l’Albania, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro e la Serbia. Secondo l’articolo 237 del Trattato di Roma, ogni stato europeo può chiedere di diventare membro dell’Unione. Tuttavia non è così semplice, né tanto meno automatico che un paese entri a far parte dell’UE, sia per la sua struttura interna, sia per quanto riguarda i rapporti con gli altri stati confinanti e non solo. Un esempio per tutti è la Turchia, che avanzò la richiesta di adesione già nel lontano 1987. Pur essendo un paese membro della Nato, e nonostante il Consiglio Europeo abbia avviato da tempo negoziati per valutare il da farsi, ancora non vi sono state decisioni in merito. Altri paesi, invece, non sono ancora entrati nell’UE per uno scarso desiderio e interessamento dei cittadini stessi a tale cambiamento: il riferimento va all’Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia e alla Svizzera. Anche la Bielorussia e la Moldova rientrano tra i paesi che “son sospesi”, a causa della instabilità politica interna e della difficile posizione geografica; così come l’ingresso della Russia comporterebbe squilibri politici e geografici tuttora difficili da accettare nell’ambito dell’UE.